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Ada Lovelace rinasce (e vive ancora) grazie a un fumetto

Prendi una donna che è considerata una delle pioniere dell’informatica, vai avanti nel tempo di qualche centinaio di anni. E avrai un fumetto su Ada Lovelace. Titolo, The Thrilling Adventures of Lovelace and Babbage. Autrice dell’interessante opera è Sydney Padua, celebre artista, che ha voluto riportare in vita la figlia di Lord Byron e raccontare come Ada e il matematico e filosofo Charles Babbage abbiano creato il primo computer. Padua però ha cambiato leggermente il finale della storia. Nella realtà Ada Lovelace morì molto giovane, a 36 anni, senza vedere le sue scoperte messe in pratica. Ma non solo, il suo nome di scienziata, finì nel dimenticatoio ed è stato solo negli ultimi anni che si è tornato a parlare di lei, come simbolo del gender gap nel mondo della tecnologia. Nel fumetto invece Ada rivive nel futuro e porta a termine il suo lavoro, trasformandosi da giovane dell’alta società britannica armata di pipa e talento in una supereroina post moderna. “In realtà la scelta di farla rivivere è stata legata anche ad un altro fattore. La sua storia mi ha talmente affascinato che non volevo fermarmi”, racconta a Seigradi Sydeny Padua.

Perché ha scelto Ada Lovelace come protagonista della sua graphic novel?

“Si è trattato di un caso. Un mio amico gestisce un evento chiamato “Ada Lovelace Day” – è un festival che celebra le donne in tecnologia. Mi aveva chiesto di scrivere qualcosa sul blog della manifestazione. Ma io non sapevo nemmeno chi fosse Ada Lovelace. Così ho iniziato a leggere su Wikipedia ed è nata l’idea del fumetto”.

Nel suo libro Ada Lovelace rivive, ma in realtà lei è morta a 36 anni, e per molti anni la sua nome è stato dimenticato. Voleva in qualche modo farle giustizia?

“Mi sembrava un modo per portarla nel presente, dove i computer fanno parte della nostra vita quotidiana. Così ho creato un “universo tascabile”, dove tutto può accadere anche che ci sia il lieto fine”.

Cosa ne pensa del ruolo delle donne nella scienza? Forse Ada sta diventando un simbolo del divario di genere (come Lisa Simpson). Crede che questo simboli aiutano la parità di genere?

” Sì, assolutamente penso che i simboli siano di vitale importanza. Ogni volta che sento di una donna che ha realizzato qualcosa di grande questo mi dà una grande carica, come vento nelle vele. E i simboli aiutano tanto più se si pensa che c’è una lunga strada da percorrere prima che le donne abbiano davvero la parità in questi campi.

La sua carriera e il suo lavoro parlano da soli. Ma come è diventata una graphic designer? Forse nel suo mondo essere una donna non è facile proprio come è stato per Ada Lovelace? Quali sono stati i suoi modelli?

“Il primo film d’animazione cui ho lavorato è stato diretto da una donna, era una sorta di corto intitolato “Cactus Swing”. Quindi per me è sempre stato naturale avere intorno donne regista o sceneggiatrici. Quando però ho iniziato a studiare sono rimasta sconvolta come le donne nella mia classe fossero una su 5. I disegnatori di cartoni animati famosi erano tutti uomini. E ho avuto insegnanti che sostenevano la superiorità maschile in questo lavoro. Lavorando poi però mi sono resa conto di quanto le cose siano cambiate. Ora sono io a insegnare a classi composte in uguale numero da ragazzi e ragazze. Così ogni tanto mi viene voglia di tornare da quegli insegnanti e far dare loro un calcio nel sedere da queste ragazze!”.

Via Corriere della Sera

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