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Apple ha dimenticato Steve Jobs?

Una serie di scelte aziendali che Jobs non gradirebbe porteranno la Mela alla rovina?

Nel 2014 Apple e Ibm hanno stretto un accordo che le ha viste, in alcuni anni, collaborare alla diffusione di iPad e iPhone all’interno delle realtà aziendali, attraverso la realizzazione di applicazioni e programmi appositamente pensati per la dimensione imprenditoriale. Com’era lecito aspettarsi la notizia non è passata inosservata, non tanto per il fatto che Apple abbia stipulato un accordo con un’altra società in materia di gestione e diffusione dei suoi dispositivi mobile, quanto perché lo ha fatto proprio con Ibm, sua storica rivale. Chi conosce anche solo un minimo la storia recente della Mela, saprà quanto Big Blue sia stata per anni il nemico numero uno da combattere e anzi, come nelle visioni di Steve Jobs, non un modello da inseguire quanto piuttosto uno al quale contrapporre un’alternativa di qualità.

La cosa evidente è che, a fronte dell’accordo, tutto ciò è saltato e Apple non è più in grado di camminare con le proprie gambe. Anche se, in realtà la situazione è un po’differente: l’accordo con Ibm infatti non è stato altro che l’ennesima conferma di una nuova visione di fare impresa da parte di Apple, un accordo che anzi rappresenta il naturale corso di una strategia attuata ormai già da qualche tempo a Cupertino. In sostanza da quando a guidare la nave è arrivato Tim Cook. Senza girarci troppo intorno, sarebbe ingenuo non ammettere che alla Apple le idee di Steve Jobs non sono più nemmeno un lontano ricordo. La nuova mela è targata Tim Cook, e l’accordo con Ibm ne rappresenta l’apice non l’inizio.

Gli esempi a sostegno di questa tesi non mancano. Ad esempio Tim Cook e soci hanno acquisito Beats, una delle aziende leader nel mercato della produzione di cuffie e streaming musicale, per 3 miliardi di dollari. L’acquisto della società di Jimmy Iovine è stato quello più oneroso nella storia della mela, che fino a quel momento si era limitata a spendere al massimo 400 milioni di dollari per l’acquisizione di un’altra azienda (in quel caso si trattava di NeXt). Il cambio di rotta rispetto alle strategie di Jobs già allora era sembrato netto, e in parte forse dovuto al cambiamento di un mercato tecnologico in continuo fermento, che premiava — e forse lo fa tutt’ora — quella società che si dimostra più dinamica, ma anche più aperta al cambiamento di impronta rispetto al business originario.

Altro punto divergente tra Jobs e Cook, può essere rintracciato nella decisione da parte di Apple di mettere sul mercato dispositivi di fascia e qualità differenti tra di loro. Il riferimento è alla produzione di una gamma di smartphone low cost. Certo, su quest’ultima definizione si potrebbe scatenare anche un dibattito, considerato che il prezzo non era poi così distante dai dispositivi top di gamma di Apple, ma con iPhone 5c si sono visti i primi veri segnali di uno scollamento rispetto a quel passato, forse un po’ ingombrante, che ha visto protagonista Steve Jobs. I dispositivi messi sul mercato a settembre 2013 poi sono stati realizzati anche in colorazioni differenti, abbandonando così la tradizionale formula “total white”, da sempre marchio di fabbrica degli smartphone realizzati a Cupertino.

E per finire pure l’accordo con Ibm: «gli smartphone hanno cambiato la nostra vita, ora cambieranno anche il nostro modo di lavorare» ha tenuto a sottolineare Tim Cook. Un accordo il cui obiettivo principale è quello di implementare in iOS strumenti come big data, analytics e cloud computing, in modo tale da poter realizzare prodotti ad uso e consumo delle imprese. Le applicazioni che verrano realizzate grazie a questa partnership, saranno messe a disposizione degli utenti molto probabilmente a fine anno e saranno compatibili con iOS8 l’ultima versione del sistema operativo rilasciato da Apple. I tempi in cui Cupertino lanciava lo spot per combattere il “Grande Fratello” Ibm sono lontani, così com’è lontana l’idea di Apple che Steve Jobs aveva in mente.

Via Linkiesta e vignetta via 9gag

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