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Il vero primo computer della storia?

79 anni fa, in piena Seconda Guerra Mondiale, nasceva il primo computer della storia. L’inventore era un ingegnere tedesco con l’hobby della pittura

C’era anche un po’ del fascino delle vecchie pellicole cinematografiche nei computer di Konrad Zuse (1910-1995). E non perché vedendo qualche film avesse trovato l’ispirazione per la costruzione del suo cervello meccanico. No, Konrad Zuse semplicemente non poteva permettersi ci comprare la carta, costosa e introvabile nella Germania nazista della Seconda Guerra Mondiale. Così l’ingegnere pensò di risolvere il problema delle schede perforate che servivano per immagazzinare programma e dati con le pellicole dei film invece della carta. D’altronde l’estro non gli mancava davvero: ancor prima che ingegnere e ideatore dei moderni computer, Konrad Zuse era un vero talento artistico. Sotto lo pseudonimo di Kuno See aveva firmato numerose tele di impronta futurista, qualcuna solo per hobby, altre invece le aveva dovute vendere per sopravvivere.

L’ingegnere infatti – la professione per cui aveva studiato – lo fece davvero per poco tempo. Appena laureato aveva trovato lavoro nel campo dell’aeronautica, presso la Henschel Airplane Factory, ma fu una collaborazione che durò giusto il tempo di far capire a Zuse che quella non era la strada giusta per lui. Di fare calcoli su calcoli, col rischio di sbagliare, e con gli occhi che dopo un po’ si incrociavano, non faceva per lui. “Sono troppo pigro per masticare numeri” , diceva, e fu proprio questo a dare il via alla sua esperienza di inventore e programmatore di computer.

Prima ancora dei garage americani (come quello di Bill Gates o di Steve Jobs), il primo laboratorio di informatica fu il soggiorno di casa dei suoi genitori, in un appartamento di Berlino. I finanziatori furono gli stessi mamma e papà, e qualche amico che nello strampalato progetto di Konrad bene o male ci credeva. Dal 1936 al 1938 lavorò alla sua prima macchina, Z1, un calcolatore meccanico, di 4 metri quadrati e di una tonnellata di peso, costruito con materiali di scarto, il primo a usare un sistema binario, in cui i comandi venivano trasmessi tramite le pellicole perforate. Z1 non fu però mai in grado di funzionare realmente, e quindi di rispondere allo scopo per cui era stato creato. Ma Zuse era ben lontano dall’abbandonare il suo progetto al primo tentativo.

E infatti la seconda volta andò meglio: con il suo Z2 l’ingegnere creava una macchina elettromeccanica in grado di eseguire correttamente i calcoli. La serie zeta comunque non fu mai veramente rivoluzionaria fino all’arrivo di Z3, il primo computer automatico e programmabile, più veloce dei precedenti e in grado di eseguire calcoli più complicati, presentato a Berlino quel 12 maggio del 1941. Un’invenzione che però passò praticamente inosservata, o quasi: c’era da fare una guerra e un computer non sembrava essere così d’aiuto. Così la stessa guerra trovò il modo di farlo fuori, distruggendolo con i bombardamenti, prima ancora che il mondo conoscesse quello che un ingegnere con la passione per la pittura stava combinando nella Germania nazista. Z3 venne ripresentato solo dopo, negli anni Sessanta, quando il suo creatore decise di ricostruirlo per rivendicare la paternità del primo computer programmabile.

Via Wired

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