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L’orologio calcolatore di Schickard

La prima vera macchina calcolatrice, dopo il prototipo di Leonardo, si deve a Wilhelm Schickard. Era un orologio calcolatore in grado di eseguire le operazioni base, ma fu distrutto dalla guerra dei Trent’anni.

Tra il 1500 e il 1700 si diffuse in tutta Europa un gusto sproporzionato per i congegni automatici, in particolare per gli orologi: ne esistevano di complessi e monumentali ovunque si andasse, indicanti non solo l’ora ma anche le fasi lunari, i segni zodiacali, con figure in movimento e melodie affascinanti. 

Le ruote dentate erano il segreto di tutti quei congegni, e la tecnologia per la loro costruzione raggiunse in quel periodo un altissimo grado di precisione, malgrado fossero di legno a causa della poca familiarità degli artigiani nel forgiare i metalli.

Probabilmente osservando il funzionamento di questi meccanismi il matematico tedesco Wilhelm Schickard (1592-1635) progettò e costruì nel 1623 un orologio che a tutt’oggi è considerato il primo vero meccanismo calcolatore. Infatti oltre che a segnare l’ora permetteva di fare i conti. La sua idea fu brillante: utilizzando una versione rotante dei bastoncini di Nepero, concepì un calcolatore con trasmissione ad ingranaggio, basato sul movimento di ruote dentate collegate ad un indicatore a 6 cifre (simile ad un contachilometri). 

Questo macchinario, un orologio calcolatore, era in grado di eseguire somme e sottrazioni, ma anche moltiplicazioni nella versione successiva, grazie ad un sistema di propagazione del riporto con una rotella ad un solo dente; questo sistema, pur essendo ingegnoso, creava però notevoli problemi con riporti multipli, es. 999.999 + 1, a causa dello sforzo impresso alle varie rotelle. Schickard era cosciente di ciò, ecco il motivo per cui il suo strumento non andava oltre le 6 cifre; in caso di cifre superiori, aveva previsto un set di anelli da indossare sulle dita dell’operatore per “memorizzare” il riporto oltre le cifre consentire dal calcolatore; un campanello suonava ogni volta un simile superamento (overflow) avveniva, per avvertire l’operatore di mettere un altro anello sulle dita.

Schickard, dopo la costruzione del primo esemplare, ne commissionò un altro con migliorie varie per il suo grande amico Giovanni Keplero; purtroppo un incendio lo distrusse nella bottega dell’artigiano a cui era stata commissionata la costruzione, e del primo esemplare non rimane traccia poiché distrutto dalla guerra dei trent’anni, se non gli schizzi del progetto che Schickard aveva inviato nel 1624 a Keplero. Poco tempo dopo l’inventore morì di peste bubbonica.

Nel 1956, dopo pazienti ricerche, si è giunti al ritrovamento del progetto integrale dell’orologio calcolatore, nel quale Schickard indicava anche come costruire lo strumento; grazie a questo, è stato possibile ricostruire l’invenzione, completata e dimostrata in grado di funzionare nel 1960.

Via dagomari.prato.it

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